PRAXIS-ARTISTICA - Aprile-maggio 1981

Graffiare la presenza del reale, scandagliarne l’essenza compositiva,  inquisire al di là delle esteriorità e delle apparenze, spesso subdole e ingannatrici, è una tentazione che assale molti pittori, i quali spingono poi il loro atteggiamento di scavo fino alle latebre più inusitate con risultanze assai brillanti, specie se a sostegno di tale maniera  espressiva c’è quel bagaglio culturale e quella potenza tecnica che sottende qualsivoglia ipotesi operativa.

E’ quando ampiamente si può sottoscrivere osservando la produzione di Mario Raviele, un immaginifico pittore del  profondo Sud, che, sfidando l’urto dei conformismi e delle mercificazioni strutturali, ha magistralmente impostato una linea figurativa che si allinea elegantemente con quella situazione informale che oggidì trova molti cultori, anche, se poi son pochi coloro che sanno esprimere al meglio le regole del gioco: il Raviele c’è riuscito appieno e, nella scarna essenzialità, nel calibrato equilibrio cromatico, nel dosato rimbalzo descrittivo, nel misurato dosaggio espressivo, coinvolge con rara efficacia l’osservatore e lo conduce senza forzature a quelle conclusioni  comportamentali che sono il fine specifico della sua fosforica tematica!.

SEGNO E DEFORMAZIONE FIGURALE…………………

E’ questo di Raviele è proprio il caso in cui ambiente e teorie sociali collimano a tal punto da richiamare la notevole fantasia del giovane artista per farne di ogni “pezzo” un apparente groviglio di sensazioni malaggiustate entro la campitura. Il che  non è: ad osservare bene la produzione artistica del Raviele, si viene a capo  d’un mosaico che compendia si i guasti della “secolarizzazione” in maniera aggrovigliata, al punto da non lasciare una pausa una scansione al cosiddetto fruitore, ma anche di tanti elementi che –una  volta scomposti -  ci conferiscono il segno spaziale della deformazione figurale e la

misura d’un tempo che perde  quota al livello del rapporto uomo-ambiente. Secondo me, e voglio dire proprio secondo me, Raviele deve continuare a fare il pittore. Egli ha estro e fantasia. Un giovane vivo. Se poi la mano va al di là dell’ intenzione e le ideologie,  il costume politico conseguente,  la disumanizzazione operata dalle civiltà  industriali,  l’altrettanto fesso    ritorno al ruralismo  eccetera   gli fanno ressa dentro e sollevano ansia ed angoscia    non facilmente  riportabili alle giuste dimensioni entro l’ambito della correlazione organismica, mica niente di male. Vuol dire che il tanto rigoroso fruitore, anche se paga il quadro, deve svestirsi del suo senso definitorio,  da “giudizio di valore” e usare la buona creanza anche nel vedere un “quadro” :  andare  “come dire” alla ricerca del punto buono, artisticamente parlando, e tollerare le pezze d’appoggio che non fanno da sostegno. Nel caso, si possono apprezzare  molte cose: il giovane pittore beneventano conosce e applica le tecniche. Il che non è poco. Non mancano i segni, sia pure accennati, d’un cosiddetto stile diverso dai canoni comunemente accettati. Basti vedere il colore che non preme, l’abbandono che non diviene fatale attraverso i supporti semicircolari che reggono il sottofondo figurale,  la stessa sincerità che invoca il cambiamento.         

Salvatore Ciccone
del Corriere della Sera  1983

 

Presentazione al catalogo di Mario Ricci

-Febbraio 1978  - Sala Grigia Palazzetto dell’arte – Foggia

…una mostra-verifica, pertanto, collegata, naturalmente, a problemi di ricerca, che l’hanno portato ad un’arte-scansione, dominata da una drammaticità inconsueta.  Le composizioni di Mario Raviele, rappresentano un momento plastico, sono un figurativo-non figurativo, perché, in particolare i paesaggi, passano attraverso una sua prismatica visione e la scomposizione che ne risulta è un’armonia di proporzioni ritmica (ricorda sotto certi aspetti Mondrian).   Egli dimostra di essere alla ricerca del senso profondo della vita, secondo sentimenti intuiti, espressi senza alcuna esasperazione, con toni ancora contenuti in un sottofondo figurativo. La sua è pittura moderna, però non improvvisata, concettuale e intellettuale. Questa mostra personale di Mario Raviele, siamo certi, rappresenta un primo traguardo essenziale nella sua carriera artistica.

Mario Ricci

 

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