Mario Raviele

Nato a Vitulano (BN) dicembre 1947. Dal 1964 a Foggia dove frequenta il nascente Istituto D’arte. Completa gli studi artistici nel 1971 all’Accademia di Belle Arti di Napoli,  corso di scenografia, partecipa a rassegne ed eventi e nel 1967 il primo riconoscimento pubblico presso il Palazzetto dell’arte a Foggia, segna l’inizio della sua attività artistica. A Napoli  Collabora nel teatro sperimentale di Mario e Marialuisa Santella, nella scuola di danza classica  Valeria Lombardi a Posillipo e nel “centro-teatro-esse”.  Anni di contestazione studentesca, esplode il ’68, assemblee,  occupazioni, scioperi……l’insegnamento nelle Accademie e Università era sporadico e contestato pertanto in pittura può  considerarsi  quasi…. “autodidatta”. Ha sempre accompagnato l’attività artistica con una pratica in cui ha potuto dare concretezza al proprio impegno sociale, civile e politico. Dopo anni di lavoro al margine  limitando partecipazioni ad eventi artistici, torna all’attività espositiva con un’antologica di  “opere 1975-2008” a Palazzo Dogana, segue una personale a Palazzo Celestini di Manfredonia patrocinate dall’Amm.ne Provinciale di Foggia. 

Seguendo un sogno a colori…

E’ indubbio che l’elemento caratterizzante della pittura di Mario Raviele sia il colore. Steso a velature e a grandi campiture domina le tele, celando e disvelando un mondo di personali sensazioni. In effetti, il passaggio tra astratto e figurativo è in lui lieve e impercettibile e spesso la figura si fa strada tra le sfumature quasi a sfuggire alla prigione della realtà. Figure di uomini e donne sembrano liberarsi e librarsi, volendo in questo affermare una corporeità che si accompagna in molti casi alla denuncia e al messaggio sociale. Ne sono esempi i corpi femminili che reagiscono alla violenza che spesso questi nostri tempi scatenano: e anche allora, sono le nuances di colore che intervengono, le sovrapposizioni di colori che si sfaldano e lasciano intravedere immagini rarefatte.  La realtà dell’ oggi  e le sue contraddizioni entrano con forza nella produzione di  Raviele, a volte con ironia : si pensi al Cavallo di Troika chiaramente riferito ai poteri forti dell’Europa e alla grande metopa con i monumenti italiani raffigurati in una sorta di caotico plastico in cui ben si legge la precarietà della loro tutela e valorizzazione. E fa da contrappunto a questo lavoro un’altra grande metopa con oggetti che sembrano affiorare dal ventre della terra, a simulare uno scavo che è anche recupero di sogni e di illusioni e di destini umani, rappresentati forse dai segni zodiacali che si inseriscono a colmare gli spazi, in una sorta di arcaico horror vacui. Un angolo dei ricordi e della memoria, quindi, rappresentato da una produzione, in questo caso ad altorilievo e a tutto tondo, che richiama l’epos e la storia
 Ma seguiamo ancora il colore, che nelle tele continua a velare e svelare il corpo femminile e i paesaggi. Entriamo nel mondo delle geometrie urbane e del paesaggio, altro importante capitolo dell’attività artistica di Raviele. In composizioni, ora morbide ora nette, di colori, ora acidi ora solari, si intravedono le città, i paesi abbarbicati sulle colline o lungo le coste del Sud in un susseguirsi di tetti, scalinate , ringhiere che, ancora una volta non concedono pienamente la visione della realtà, che viene solo poeticamente evocata.
La realtà, sia nella produzione pittorica che plastica, viene ritagliata, abbozzata, sbozzata, scomposta , quasi a rifuggire una riproduzione pacata e realistica.
E’ evidentemente una specie di sogno quello che guida la mano dell’artista,  che ama solo accennare immagini e messaggi, quasi in un pudore artistico  che, a ben guardare, rimanda all’uomo-Raviele, riservato e silenzioso osservatore della realtà. Vedere e non vedere, dire e non dire, nascondere e mostrare, secondo una scelta che non è certo “ambiguità e doppiezza dell’essere umano”, per citare un suo libro d’arte, ma l’espressione di un’emozione , tutta profonda e privata.

Gloria Fazia
Direttrice del Museo Civico di Foggia

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